Sicilia En Primeur 2018

Sicilia En Primeur 2018

La top list dei 20 bianchi che non deludono mai (#SiciliaEP18)

La notizia è sorprendente fino a un certo punto: dall’ultima edizione di Sicilia en primeur escono un po’ meglio i vini bianchi che i rossi. Parere del tutto personale, ovviamente. Ma, la sensazione è netta: se assaggiando i rossi, gli etnei hanno prevalso abbastanza chiaramente sul “resto” della Sicilia, fra i bianchi le preferenze sono decisamente più articolate. “Solo” sei vini dal vulcano, quattro Grillo, tre Catarratto, un solo Inzolia, un Fiano e ben tre Chardonnay. Con il valore di aggiunto di un “millesimato metodo Classico” e di un Passito eoliano.

Sono queste le scelte di Wining che fotografano al maggio 2018 lo stato dell’arte dell’enologia siciliana. Ricordando sempre (ricordatelo) che all’edizione palermitana di Sicilia en primeur hanno partecipato 51 aziende (fra quelle iscritte ad Assovini Sicilia) e non tutte le aziende siciliane. Diciamo che è stata una “selezione” di “aziende selezionate”: forse non necessariamente le migliori, ma certamente quelle che oggi rappresentano (alla grande) e trainano il nome dei vini siciliani (e anche italiani) all’estero. Un concetto da tenere sempre a mente.

Ecco la Top List di Wining del 20 bianchi scelti da Sicilia en primeur 2018

Cottanera – Etna Bianco Contrada Calderara 2016
Carricante. Delicata e pura espressione della contrada. Sviluppa profumi piacevoli, intensi e allo stesso tempo delicati, decisamente minerali. Gusto citrico, coerente, rotondo, di buona freschezza e notevole persistenza.

Pietradolce – Etna Bianco Sant’Andrea 2015
Carricante. La novità etnea arriva dalla cantina dei fratelli Faro. Il Sant’Andrea è bianco piacevolissimo nella beva, diffonde un ventaglio di spezie aromatiche che varia dal timo alla salvia, ben accompagnato da profumi non banali di pietra focaia. Sorso intenso, armonico, progressivo, salino, lungo.

Tasca d’Almerita – Etna Bianco Buonora 2016
Carricante. Quelle note fumé sono inconfondibili per un bianco etneo: in questo calice le ritrovi tutte. Sa di frutta tropicale, salvia, rosmarino, agrumi. La bocca scorre intensa, sapida, avvolgente con un bel corpo, dinamico e fruttato nel finale.

Tenuta di Fessina – Etna Bianco A’ Puddara 2016
Carricante. Uno dei bianchi etnei più amati dal sottoscritto. Non delude mai. E’ delicatamente aromatico, minerale, con nuances di idrocarburo, molto vulcanico. Al palato si muove fresco, intenso, sapido, nervoso il giusto per farsi apprezzare.

Terra Costantino – Etna Bianco Contrada Blandano 2014
Carricante 75%, Catarratto 25%. Le annate in più si sentono e perciò si dimostra già evoluto. Sa di fieno, erba tagliata, l’immancabile minerale con un che di sulfureo, quasi magmatico. In bocca è avvolgente, intenso, polposo: esprime grande sapidità e salinità alla distanza.

Cantine Nicosia – Etna Bianco Monte Gorna 2014
Carricante 90%, Catarratto 10%. L’aspetto giallo dorato fa capire il grado di evoluzione. Diffonde pesca gialla, ananas, papaya, densa aromaticità che avvolge. Poi si distende intenso, avvolgente, molto sapido, perché c’è frutto e c’è corpo. Piacevolissimo alla beva.

Fazio – Calebianche 2017
Catarratto. Eleganza allo stato puro: kiwi, papaya, pesca gialla, menta. Ti aspetti un’esplosione al palato e trovi invece eleganza: è misurato, piacevole, non eccessivo, bilanciato con il suo finale coerente di agrumi e frutta tropicale che stordisce. Vino giovane ma pronto.

Castellucci Miano – Miano 2017
Catarratto. Profumi netti e puliti, molti fiori gialli, poi una fetta di banana nel calice. Dimostra freschezza al sorso che fila via intenso, sapido, rotondo e di lunghezza ragguardevole.

Alessandro di Camporeale – Vigna di Mandranova 2016
Catarratto. Naso evoluto, speziato e balsamico, molto piacevole e particolare, fra tinte minerali, spezie come timo e salvia e incursioni tropicali. Bocca sapida, avvolgente, progressiva, finale agrumato e anche un po’ astringente. Ah però, i Catarratto siculi che personalità!

CVA – Chardonnay 2017
Dai viticultori associati di Canicattì un bell’esemplare di Chardonnay varietale come dev’essere un internazionale che in terra di Sicilia ha trovato l’ambiente ideale. Note fresche, vegetali e di frutta gialla fresca,e ancora fiori di sambuco e un bel pompelmo ad arricchire il bouquet. In bocca fila via che è un piacere, giovane e sapido grazie alla sua spiccata acidità.

Di Giovanna – Gerbino 2017
Un altro Chardonnay che propone un sorso dolce, morbido, concreto, sapido al punto giusto. Al naso parte piano, poi si apre su sentori di frutta e fiori bianchi. Agreste.

Feudo Disisa – Chardonnay 2017
Bei sentori di albicocca, susina, frutta fresca, pompelmo rosa. Sorso molto morbido, fresco, persistente, sapido. Originale e sorprendente.

Planeta – Cometa 2017
Fiano.
 L’esempio concreto di come un vitigno non indigeno dell’isola riesca ad esprimersi al meglio, da decenni ormai. Profumi di pompelmo rosa, mela verde, frutti esotici a piccole tinte. L’energia di questo vino si apprezza pienamente gustandolo con calma e alla giusta temperatura: è  molto fresco, sapido, avvolgente, intenso, polposo. Nel finale si nota il mix di frutta fresca ed esotica. In una parola: affascinante.

Valle dell’Acate – Zagra 2017
Grillo. Alla fine, di Grillo ne ho scelti quattro, da zone tutte diverse. Questo dalle terre di Vittoria sa di pera, mela, con lievi tocchi speziati. Gusto intenso, avvolgente, altrettanto speziato, molto corposo, quasi grasso. E’ godibile ed equilibrato.

Fondo Antico – Grillo Parlante 2017
Dal Trapanese, è un Grillo che profuma proprio di uva fresca, e poi pera, pesca bianca, gelsomino. Bocca intensa, fresca, morbida, ben bilanciata con la giusta sapidità. Bel finale di frutta in cui ritorna la pera bianca.

Gorghi Tondi – Kheiré Grillo 2017
Diffonde lievi note tropicali e balsamiche, fra kiwi, pompelmo rosa e menta. Al palato è sapido, fresco, intenso, ben composto, nettamente minerale. Bel ricordo di mandarino nel finale. “Sauvignoneggia” non poco, ma è Grillo senza ombra di dubbio.

Rallo – Bianco Maggiore 2017
E’ il quarto Grillo scelto. Quello dal naso più delicato, di fiori e frutta gialla. E’ anche il meno “esotico” del lotto, forse il più territoriale. In bocca riemerge la pesca matura. Poi è fresco e morbido, sapido, di buona persistenza e notevole equilibrio.

Duca di Salaparuta – Bianca di Valguarnera 2014 Insolia
Un bianco evoluto che è anche un classico dell’enologia siciliana. L’Inzolia trattato “alla francese”. Nel calice note evolute, di frutta secca, cioccolato bianco, burro fuso e vaniglia. La bocca è intensa, avvolgente, morbida, quasi tannica. Lunghissima. Per gli amanti dei gusti forti.

 

Firriato – Gaudensius Blanc de Blancs Carricante Chardonnay 

Ebbene sì: sono sempre più numerose le cantine siciliane che completano la gamma dei propri vini con i Metodo Classico. Chi ha iniziato prima, parte avvantaggiato. Firriato è una di queste. Questo è un azzeccato connubio fra l’autoctono bianco etneo e l’internazionale più spumanteggiante in circolazione. Perlage fine, elegante, persistente. Poi si respirano lieviti ancora freschi, crosta di pane, cedro, pompelmo e liquirizia, con cenni evidenti minerali. Bella bocca, fresca, sapida, intensa, persistente, che richiama un nuovo sorso. Da gaudenti!

Un Passito

Barone di Villagrande – Malvasia delle Lipari 2014
Solo 1800 bottiglie per questo suadente passito (prodotto dalla famiglia Nicolosi dai vigneti di Salina), che nel calice diffonde albicocca disidratata, arancia candita e fiori di pesca, dal sorso delicato, freschissimo, di dolcezza contenuta e giusta vena sapida. 

L'articolo originale lo trovate su Wining.it scritto da Umberto Gambino

www.assovinisicilia.it

 

 



Scarica allegato: Sicilia En Primeur 2018 ITA