Nasce dai canti dei lavoratori il vino del farmacista

Nasce dai canti dei lavoratori il vino del farmacista

Tutti i Gusti - In Cantina

Non si è mai scritta la storia dei farmacisti del vino, ma il materiale sarebbe abbondante. Andrea Nicola, farmacista in Aosta, fresco del debutto di un amaro straordinario, Opthymus Elixir, che ha i profumi del boschi della Vallée, mi ha messo sulle tracce dei vini di Fondo Antico.

La propietà è dei Polizzotti Scuderi, una famiglia di farmacisti marsalesi da generazioni, che in dote s'è ritrovata un baglio con fondo agricolo molto esteso dove c'erano cotone, cereali e la vite. Giuseppe Polizzotti decide così di convertire l'azienda in un grande vigneto (70 ettari) e di costruire la Cantina. Erano gli Anni 90 quando le uve erano vendute alle cantine sociali. Ma nel 2000 viene imbottigliato il primo vino, a base di Nero d'Avola e Cabernet, seguendo un po la moda dei vitigni internazionali, salvo cambiare rotta dopo un decennio, col 60% di vigneti a uve autoctone: Grillo, Nero d'Avola, Inzolia, Perricone, Zibibbo.

Da qui le linee dedicate ai vini varietali e a quelli della tradizione. Della prima il Sicilia Grillo Parlante 2016 è sorprendente: ha fiori di zagara, ananas e frutta esotica. In bocca scende placido e ampio, di pregevole equilibrio. I vini della tradizione comprendono inveceil rosato Memorie da uve Nero d'Avola, Il Coro da uve Grillo e il Baccadoro, da Grillo e Zibibbo, ed è dolce.

Ora, il Terre Siciliane Il Coro 2016 è a dir poco favoloso: Deriva da uve Grillo macerate con fermentazione e permanenza di mesi sulle bucce. Il nome si deve alla tradizione di intonare un canto durante i momenti di lavoro: dalla mietitura alla pigiatura fino alla raccolta delle olive. La pigiatura delle uve avveniva coi piedi a temperature calde, per mosti molto concentrati. E il Coro rievoca questo vino più carico in tutto (colore e gusto) affinato solo in acciaio. Esce a due anni dalla vendemmia.

Il colore è giallo oro antico; al naso il bouquet racconta zafferano, zolfo, incenso e cera d'api. In bocca è molto elegante e sul palato senti il cedro, l'arancia candita, il marzapane di mandorla. Chiude con una nota sapida che si fa ricordare per la persistenza. 

E sul mio taccuino ho letteralmente scritto "Pazzesco!"

L'articolo originale lo trovate su LaStampa.it di Paolo Massobrio



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