A riflettori  spenti e  calici vuoti,  si abbassa il sipario sull’ottava edizione di Avvinando Wine Fest che, quest’anno,  ha registrato quattromila presenze in due giorni, e al quale sono state presenti cento cantine e circa 800 etichette.

Merito del successo va, sicuramente, riconosciuto agli organizzatori Massimiliano Morghese, Giuseppe D’Aguanno e Marco Busalacchi che si sono impegnati per realizzare “ l’edizione di più ricca di sempre” citando le loro parole . Non a caso la selezione delle cantine partecipanti è stata molto accurata e ha seguito  dei precisi criteri di qualità. Dal biologico al biodinamico, dai vini  “naturali”  a quelli “convenzionali”, ogni produttore  ha raccontato  propria storia, la propria passione e il proprio modo di fare il vino, con la propria filosofia di produzione.

La kermesse,  “andata in scena”  ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo l’11 e 12  maggio scorsi, trova il proprio punto di forza soprattutto nella presenza dei produttori pronti a raccontare la propria storia al  pubblico, sempre più numeroso, di enoappassionati  che ama degustare vini che rappresentino il territorio di provenienza sentendolo raccontare direttamente da chi li produce  vivendo, ogni giorno, in prima persona, la scelta, non facile,  di puntare sulla qualità contando unicamente sulle proprie capacità.

Così, tra calici colmi, sorrisi smaglianti e incontri interessanti del “magico” mondo enologico, non sono mancati, tuttavia, momenti di approfondimento e riflessione come il seminario dal tema “Lavoriamo ogni giorno per lasciare ai nostri figli un ambiente migliore del nostro” in occasione del quale Lucrezia Lamastra, coordinatrice scientifica del programma SOStain, ha parlato di sostenibilità nella vitivinicoltura siciliana con i referenti delle  cantine  Cusumano, Tasca D’Almerita, Planeta attraverso il racconto del  progetto che accomuna  gli attori nella volontà di condividere buone pratiche agricole finalizzate al rispetto dell’ecosistema e all’assoluta trasparenza nei confronti del consumatore.

Domenica 12  si è svolto anche un interessante laboratorio della Cantina  Pellegrino dal titolo “Quattro grilli per la testa” in occasione del quale sono stati degustati quattro vini, tutti prodotti da uve Grillo. Il laboratorio condotto da Carla Spatafora, Brand Ambassador della cantina e da Luigi Salvo, delegato Ais di Palermo, è stato volto ad evidenziare come da uno stesso vitigno, il Grillo per l’appunto, si possano ottenere vini assolutamente  diversi non solo in base al diverso modo di produrli ma anche  in base al terreno di provenienza che, nel caso del principe dei vitigni siciliani a bacca bianca, essendo il più diffuso in Sicilia, diventa estremamente versatile ed in grado, contrariamente a quanto si credesse in passato, di reggere bene il tempo grazie ad una spiccata mineralità ed acidità conferita agli acini da alcuni terreni più vicini al mare.

Ecco alcuni dei nostri migliori assaggi di vini siciliani :

Fondo Antico  – Grillo Parlante 2018
Colore giallo paglierino lucente.  Al naso offre eleganti note di fiori bianchi, pera e mela  ed aromi mediterranei di salvia e rosmarino.  In bocca  il sorso è vivace e permea  il palato grazie ad una spiccata scia sapida che ne allunga il ricordo.

L’ articolo intero lo trovate su Wining.it scritto da Manuela Zanni


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *